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Mischiare birre diverse: storia, tradizione e creatività nel blending
Pubblicato il 27.09.2024
Mischiare birre diverse: creatività e ricerca, una pratica con radici profonde e valide motivazioni per esistere.
Per chi esplora il mondo dell'assaggio, non è insolito sperimentare con piccole quantità di diverse birre per creare blend che combinino due o più tipologie. È semplicemente un gioco giovanile? O forse è il desiderio di esplorare, spinto dall'entusiasmo tipico che accompagna la conclusione di una degustazione? Non proprio; al contrario, le motivazioni dietro questo desiderio hanno una dignità che si basa su un concetto di blend come tecnica. Questo approccio può portare, sotto certe condizioni, a risultati di grande rilievo. Non stiamo cercando di elevare i cocktail più audaci e alla moda, né di giustificare pratiche puramente folcloristiche come le "birre verdi" (in realtà un mix di Ale o Lager chiara con Blue Curaçao) bevute durante il giorno di San Patrizio. Parliamo invece di tradizioni storicamente documentate che hanno fatto parte del mondo della birra attraverso i secoli.
In questo contesto, consideriamo tre esempi significativi:
- Il primo, particolarmente noto e che richiede poche spiegazioni, riguarda uno stile antico e altamente rispettato come quello delle Gueuze belghe. Nonostante il Lambic puro abbia un primato evidente, almeno genealogico, è ben documentato che la Gueuze, una tipologia diffusa di fermentazione spontanea, richiede attente e sofisticate operazioni di miscelazione tra Lambic di diverse età.
- Il secondo esempio ci porta invece nella Londra tra il XVII e il XIX secolo. In quel periodo, con l'introduzione decisa della Pale Ale ambrata (allora considerata più rara e costosa, richiedendo maggiore tecnologia rispetto alle più comuni Brown Ales), non era raro trovare nei pub della capitale britannica questa nuova birra miscelata con altre più economiche e diffuse. Fonti storiche indicano le varianti designate come la semplice Ale (una Brown di media gradazione, rispetto alla più robusta Stout) e la Beer, più leggera e luppolata. È documentato che il pubblico londinese fosse favorevole ai cocktail birrari già prima dell’avvento della Pale Ale, con una tradizione di consumare composizioni di Ale e Beer come bevande miste.
- Nella terza e ultima testimonianza della tradizione storica del blending, restiamo nel Regno Unito, ma facciamo un salto temporale fino al secolo scorso. Siamo precisamente nel periodo che va dalla fine della Prima Guerra Mondiale ai primi anni Trenta. Durante questo periodo, un regime fiscale rigoroso incentiva a preferire la commercializzazione di birre più leggere con minor tassazione sull’alcol. Tuttavia, queste birre, servite tramite pompa, tendono a deteriorarsi più rapidamente dal punto di vista del gusto e dell’aroma. Come risposta a questa sfida, gli appassionati dei pub sviluppano una pratica che diventa ampiamente diffusa: rianimare le pinte che escono dalla pompa non in perfette condizioni, aggiungendo prodotti in bottiglia. Da questa pratica nascono alcune bevande che acquisiranno una notevole fama nel tempo, come il Light-and-bitter (una Pale Ale condizionata in bottiglia a bassa gradazione miscelata con una Bitter alla pompa) o il Brown-and-mild (una Brown Ale in bottiglia accoppiata con una Mild alla pompa).
E tu? Hai mai provato un blend fra birre diverse? Raccontaci la tua esperienza nei commenti.
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